VICOLO DEI LAVANDAI.

UN ANGOLO DI STORIA A MILANO

Di Ugo Rossi

Passeggiando lungo i Navigli, ci si trova immersi in un posto davvero affascinante, il cui nome evoca però curiosità. Parlo del Vicolo dei Lavandai, un’oasi di pace e storia della vecchia Milano dove si trova anche una centrifuga del primo’ 900.  Ma perché al maschile?

Tutti noi, infatti, abbiamo in mente l’idea che fare il bucato  fosse un lavoro prettamente femminile e ci immaginiamo di vedere le donne lì, inginocchiate e affaticate nella loro occupazione. E invece no. Nell’ Ottocento, infatti, erano gli uomini  ad occuparsi del lavaggio tanto è vero che esisteva una potente corporazione denominata Confraternita dei Lavandai di Milano, al cui protettore, Sant’Antonio da Padova, è dedicato un altare nella vicina chiesa di Santa Maria delle Grazie al Naviglio. 


Milano, veduta del Naviglio Grande e del Vicolo dei Lavandai. Foto gentilmente concessa dal Comune di Milano.

Il bucato veniva lavato in ginocchio su dei piccoli cassoni in legno  chiamati “brelin” e veniva sbattuto con forza e su degli stalli di pietra, visibili ancora oggi.
Il detersivo utilizzato,”palton”, era formato da una soluzione semidensa composta da  cenere, sapone e soda. I capi venivano poi coperti di cenere per essere imbiancati e, nei casi più difficili si usava un impasto composto di escrementi di vacca e di bue dove venivano immersi i vestiti. Spesso il sapone veniva sostituito da cenere e acqua bollente versate sopra un tessuto chiamato “ceneracciolo”. 

Lì vicino esisteva una drogheria (ora trasformata in ristorante ndr) che vendeva tutto l’occorrente per questo difficile lavoro. Se avete occasione di passare in quella zona vedrete ancora “el fossett”, il piccolo ruscello alimentato dalle acque del Naviglio che fa ricordare una Milano di un  tempo che lascia ricordi indelebili in ogni angolo. 

Ugo Rossi
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Ugo Rossi: Giornalista pubblicista mi occupo da anni di accoglienza alberghiera e comunicazione. Amo il nostro Paese che ritengo il più bello del mondo e cerco di regalare emozioni a chi lo viene a visitare. Il mio motto? Strenuo difensore dell’uso della nostra lingua, alle persone piene di sè, preferisco di gran lunga le persone piene di se. Collaboro con EnjoyItalyGo per diffondere le bellezze italiane nel mondo.

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